Gianluca Moretto

Gianluca Moretto

Incontrare le opere, seguire il percorso artistico che ha portato Gianluca Moretto a creare ed a chiedersi se ” Le idee ci sono prima che ci siamo noi o noi ci siamo prima che ci siano le idee?” è un gran privilegio.

Domande come questa: “Con i sensi tocco la materia e le sue infinite forme comprendendola, oppure le cose esistono prima e successivamente io le vedo concrete?” hanno portato ad una dichiarazione d’intenti che può essere riassunta con : ” Mi espando con le idee e visualizzo così un nuovo mondo da tramandare alle generazioni future…” Quale linguaggio migliore poteva scegliere per per realizzare questo concetto? Ovviamente la fotografia.

Ammirerete visioni impregnate di un pathos con cui saprà far parlare i volti umani, catturando luci naturali per dar corpo alle sue composizioni e scolpirle grazie allo studio ed all’uso di una luminosità che sappia far interagire luci ed ombre attraverso una memoria visiva che comprenda le suggestini degli altri sensi, da quelle tattili a quelle sonore. Un album che non è considerarsi com un compendio esaustivo delle sue opere ma, solo come l’inizio di un viaggio incredibile compiuto insieme alla sua creatività per trovare la forma ed il contenuto dell’armonia nella realtà idealizzata e nell’esperienza sensibile dell’autore..

Soffermiamoci con calma su ogni opera e lasciamoci proiettare nel futuro con la certezza che dal passato al presente sono state lasciate tracce simboliche pronte per essere identificate da artisti come Gianluca e tradotte in riflessioni e pensieri pronti a scolpire l’armonia attraverso il linguaggio fotografico. All’artista oltre che all’uomo interessano più le domande che le risposte e nelle sue visioni tale tensione creativa è immediata e percepibile in tutta la sua purezza e passionalità. Alcuni voi interessati alla pittura ritroveranno le suggestioni simboliche di Magritte, la drammaticità nell’uso delle luci e delle ombre di Caravaggio, i piani sequenza delle opere cinematografiche neorealistiche, la cura nei ritratti dell’espressività e dell’analisi psicolgica

Nelle sue opere incontreremo un universo di visioni dove il corpo femminile è armonia prima ancora che l’espressione della sua bellezza. La salvezza per Agostino è un effetto della “pulchritudo dei” e per Gianluca possiede la stessa tensione della grazia che può salvare l’umanità dall’oblio di se stessa. Il fotografo studia e ricerca l’eleganza del gesto, la finezza di un’idea creativa che reinterpreti la materia e salvi il mondo grazie alla sua ricerca per tradurre miti e vissuti sublimando la quotidianità ordinaria in un evento straordinario da tramandare alle future generazioni.

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Nelle visioni di questo autore l’armonia è tangibile, una cosa è bella in quanto serve all’equilibrio del mondo, perciò ecco che le forme del corpo di una donna vengono illuminate come in Caravaggio, con una luce naturale ed una potenza del gesto e della postura che ci fanno superare i contorni dell’immagine stessa.

Cosa voglia dire “bellezza” per il fotografo credo sia impensabile e banale provare in questa sede a trovare una risposta esauriente, è insufficiente seguendo questa prima carrellata delle sue opere giungere a scoprire e riconoscere tutte le fdopo visione si ha un quadro complessivo della ricchezza e varietà di contenuti ed ho perfino avuto la sensazione che all’artista oltre che all’uomo interessi che le sue domande giungano a noi per poi ripartire alla ricerca, non di risposte comuni, ma di domande ancora più complesse, in un’esponenziale crescita verso l’interesse dell’uomo per l’uomo.

Ci sono dei punti in comune tra i diversi linguaggi artistici quando si parla di cultura dell’immagine ma oggi i cambiamenti che avvengono all’interno del pensiero sia scientifico che filosofico viaggiano alla velocitè della luce e non ci consentono di soffermarci a sufficienza per poter riflettere a fondo su tali temi.

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Come intervenire in un tale dibattito con scelte, azioni, idee, accendendo quella scintilla che ci fa sentire il bisogno di creare qualcosa di nuovo che trasporti la nostra essenza nel tempo e nello spazio per raccontare come eravamo, in cosa abbiamo creduto e soprattutto cosa siamo riusciti a realizzare col pensiero. Pochi riescono a frenare questa corsa caotica del sapere e della conoscenza del mondo sensibile e decidendo con quali mezzi raggiungere l’armonia. Pochissimi tentano di trasmetterla, la maggiorparte si ferma in superficie, teorizzandola senza dargli corpo ed anima. Gianluca invece l’armonia non solo vuole conoscerla intimamente come esperienza di vita, va oltre e la la studia, la scompone, l’assorbe, la trasmette.

Le lingue europee se studiate ci fanno comprendere il senso di identità dei popoli che le parlano e quello dei propri vicini sia geograficamente che culturalmente. Tuttavia oggi viviamo nell’epoca delle immagini e quel che conta sta nel processo finito pronto ad identificare l’oggetto ed il soggetto che veicola l’armonia e non la sua mera descrizione.

” Nulla può essere bello se non è vero” questo è stato il punto di partenza della cultura europea riguardo al processo di identificazione dell’essenza della bellezza nella realtà e nelle opere artistiche. Dopodiché ” solo ciò che è bello può essere vero ” è la versione moderna che ha ribaltato il concetto permettendoci di avere miriadi di simboli pronti ad essere considerati espressione della bellezza In mezzo Goethe ha fornito con il “Faust” una riflessione ed una risposta più romantica e drammatica: ” Dura all’infinito perchè sei bello ed in quel momento potrò sentirmi appagato e decidere che tutto abbia una fine terrena “. Non è un caso che Mefistofele appaia a Faust promettendogli dif argli vivere un attimo di piacere tale da fargli desiderare che quell’attimo non trascorra mai. La bellezza in questo caso è fonte di distruzione per Faust come esperienza di piacere e di vita.

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Alla fine la saggezza popolare prevale su ogni tipo di riflessione: ” Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace ” ovvero è una questione di gusto, da non mettere mai in discussione senza tante riflessioni etiche o filosofiche.

Questa premessa mi aiuta a rispondere alla domanda: “Cosa significa la bellezza oggi, quella femminile che miti realizza e resuscita ? Cosa significa per Gianluca Moretto in funzione delle sue opere fotografiche? Ogni epoca ha il suo concetto di bellezza da portare avanti, sia da un punto di vista del significato della parola “bellezza” che per l’identificazione della sua forma e dei suoi contenuti nell’esperienza sensibile che fa parte dei vissuti di ogni essere umano. La chiave interpretativa più geniale è data dal filosofo e matematico Pitagora, che ha creato il concetto di “armonia” nel rapporto tra i numeri che devono portare ad un’unità.

C’è un’unità da cui tutto dipende, equilibri che esistono tra i numeri, gli astri, nella musica, Gianluca ogni volta che fotografa cerca tale armonia ed anche senza saperlo si coglie una tensione unica ed irripetibile che porta ad un mondo perfetto, ad una forma geometrica dati da un triangolo perfetto equilatero, che contiene la perfezione dei numeri, dal numero al numero quattro il mondo sta al suo intero.

Come mai nel mondo della linea tre più quattro fa sette, invece nel mondo del quadrato, il quadrato di tre più il quadrato di quattro fa cinque (5 alla seconda, ovvero 16 + 9 = 25).

La bellezza è un concetto con un vuoto di contenuto teorico tale da poter essere applicartoa qualsiasi cosa. Ciò non accade con il concetto di armonia che è una termine di convincimento filosofico, ovvero si possono ricercare le varie ipotesi di armonia che compongono l’universo, ricerca alla base della visione di tutte le cose, scoprendo che Armonia è un concetto etico, definibile, uniforme, coinvolgente perchè corrisponde all’equilibrio matematico insito in tutte le cose.

Da qui si parte per definire non la bellezza ma l’armonia di una donna nei suoi volumi, nelle geometrie del suo corpo, nella sua femminilità che trae energia e si irradia a partire dalla sua superficie significante.

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Nelle immagini di Gianluca esiste l’armonia che si crea tra il corpo e l’essere che lo abita, alla pelle che indossano sia le ossa, i muscoli ed i tendini che quella indossata dall’anima, chiamata comunemente mente e che comprende la sensibilità ele emozioni da cui traggono origine i pensieri e la creatività.

Proviamo un senso di equilibrio che porta all’armonia se ci immergiamo nelle sue visioni, non pensiamo semplicemente che sono belle le fotografie, le modelle, la luce, il contesto in cui l’autore le ha fatte interagire con il proprio corpo, con rimandi pittorici, con la perfezione dei volumi e delle geometrie delle linee, delle loro forme e movimenti : appena scorgiamo le sue immagini ci fermiamo ad osservarle e lasciamo fluire l’armonia in noi consapevoli che qui siamo di fronte ad un compendio di simboli che da ogni tempo e luogo sono stati creati e trasmessi attraverso le arti per farci cambiare modo di percepire ciò che siamo ed il mondo in cui viviamo.

Sublimiamo quel che viviamo per farlo sopravvivere a noi stessi e lasciare ai posteri il meglio di noi. Speriamo che un giorno possano essere incuriositi dalle nostre esperienze osservando le opere che sono giunte fino al loro universo, per analizzarle, conoscerle, capire da dove provengano senza smettere di discuterne ed esserne affascinati, un continuo divenire che è parte essenziale della nostre capacità cognitive e del flusso delle idee come esseri pensanti.

Questa è l’eternità cui tendiamo? Forse, di sicuro da secoli artisti come Gianluca tentano di svelare la magia dell’armonia sottoponendo alla loro esperienza sensibile la capacità sia cognitiva che emozionale di fronte al corpo di una donna, al volto di un uomo che sappia comunicare interpretando i suoi ed i nostri vissuti, dalle esperienze più drammatiche a quelle per cui è nata la commedia a teatro, la letteratura, i viaggi fantascientifici della creatività umana e la riflessione sulla natura dell’uomo. Da dove veniamo e dove stiamo andando fa parte della ricerca dell’armonia.

Il fotografo vede, guarda, sogna, intuisce, elabora, crea, vive! Che siano modelle, attori o uomini comuni tutto ciò che li unisce è la curiosità di un artista e di un uomo alla ricerca della loro anima, del loro equilibrio sia di forma che di contenuto. L’intento di Leonardo Fibonacci era quello di trovare una legge matematica che descrivesse la crescita di una popolazione di conigli e da ciò siamo giunti alla sezione aurea ed all’armonia come tensione verso la ricerca dell’armonia. L’essere umano è sorprendente, dai primi manufatti per rendere più agevoli le mansioni quotidiane per sopravvivere dell’uomo primitivo siamo passati alla realizzazione di opere che nutriranno il nostro bisogno di armonia, cibo quotidiano per la mente e l’anima.

 

 

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Qualcuno ha pensato bene di illuminarci sostenendo che con l’arte non si mangia ed è inutile dedicarle tempo ed energie, smantellando il nostro sistema scolastico, il teatro, le l”intento di Leonardo Fibonacci era quello di trovare una legge matematica che descrivesse la crescita di una popolazione di conigli.larmoniche italiane ovvero le orchestre sinfoniche, la storia, diminuendo le ore di storia dell’arte nelle scuole superiori in un paese in cui si trova il 70% del patrimonio artistico mondiale.

La passione, l’amore per il sapere ed il suo sviluppo, la ricerca dell’armonia in tutte le sue forme ha assunto accenti talmente surreali da essere oggigiorno, disgreganti e disorganici, confusi e difficilmente rintracciabili i canali di comunicazione degli artisti per scambiarsi idee ed esperienze, progetti ed opere.

Chi crea appare come separato in casa da chi fruisce della sua opera, in un gioco di specchi deformati dalla velocità di acquisizione dei singoli stimoli e dalla scelta dei linguaggi operata dai mass media e dalle mode imperanti.

Proviamo a fermarci di fronte a quel che ci interessa e ci colpisce, a capire cosa ci attrae e ci affascina, poniamoci più domande che risposte e forse la fotografia potrà riuscire ad unire e far incontrare coloro che si trovano laddove si è creata una frattura tra la genesi delle cose ed i giudizi che diamo delle stesse, privandoci dell’armonia che contengono.

Tempi e percorsi si possono fondere se siamo consapevoli di quel che vogliamo realizzare o più semplicemente capaci di comunicarlo e, coloro cui rivolgiamo la nostra creatività, che vanno indentificati e resi partecipi della connessione tra i vari universi dell’immaginazione di cui dispongono ed i canali di chi crea nuove interazione fra loro.

Grazie alla decisione di fermarsi per ammirare un album fotografico, decidendo di approfondire le suggestioni e l’esperienza estetica che sta alla base di tali opere, si entra in connessione con l’esperienza sensibile di Gianluca pronti ad acquisire le fascinazioni sull’armonia e sui miti simbolici che prendono vita fotografia dopo fotografia.

Grazie Gianluca per aver condiviso le tue visioni, grazie alle affabulazioni filosofiche, asrtistiche, letterarie e storiche di Philippe Daverio cui ho fatto riferimento per meglio esprimere i termini ed i concetti che ritroviamo nelle opere artistiche di ogni tempo e luogo, comprese quelle proposte dall’autore delle fotografia che troverete nell’album, per meglio districarsi tra i concetti di “bellezza”, “armonia”, “matematica”, ” Numero di Fibonacci” , ” Sezione Aurea”.

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Vivrete con tutti i sensi veicolati dalla vista la creatività di questo impareggiabile autore che fonde la sua conoscenza degli strumenti dei linguaggi delle arti visuali per plasmare il pensiero e dar corpo al desiderio tutto umano di trasmettere il mito e le forme infinite dell’armonia in opere visionarie, oniriche, sensuali che stimolino a pensare e riflettere sulla natura dell’uomo e del suo divenire.

P.P.

FANTASY Gianluca Moretto Autoritratto

PER APPROFONDIRE L’OPERA DELL’AUTORE IL LINK DEL SUO SITO WEB:

HTTPS://WWW.MORETTOGIANLUCA.COM/?FBCLID=IWAR0Q7FSW420ACWE9IAU6FSLGQKJ19CO9HQYA81T7EJMNO4B0EIKIIFSOPSK

World Press Photo: Οι κορυφαίες φωτογραφίες του 2012

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Μια ιερόδουλος, χρήστης ναρκωτικών ουσιών που καπνίζει ένα τσιγάρο και μια απελπισμένη μητέρα που στέκεται πάνω στα συντρίμμια που άφησε πίσω του το τσουνάμι στην Ιαπωνία, είναι δύο από τις πιο συγκλονιστικές φωτογραφίες που διαγωνίζονται για την καλύτερη φωτογραφία Τύπου του 2012.
Οι φωτογραφίες που διακρίθηκαν στο διαγωνισμό World Press Photo εκτίθεται στο Southbank Centre στο Λονδίνο.

Το πρώτο βραβείο πήρε ο Ισπανός φωτογράφος Samuel Aranda για την εικόνα του με μια μητέρα που κρατά στην αγκαλιά της το γιο της, μετά από μια αντικυβερνητική διαδήλωση στην Υεμένη.
Στο διαγωνισμό δήλωσαν συμμετοχή πάνω από 5.000 φωτογράφοι, οι οποίοι έστειλαν περισσότερες από 100.000 φωτογραφίες.

Ο νοτιοαφρικανός φωτογράφος Brent Stirton κέρδισε το πρώτο βραβείο στην κατηγορία Contemporary Issues Singles. Η Μαρία, ναρκομανής ιερόδουλος, ξεκουράζεται για λίγο κάνοντας ένα τσιγάρο μέχρι να έρθει ο επόμενος πελάτης. Ζει στην πόλη Kryvyi Rih της Ουκρανίας, χώρα που σύμφωνα με τη UNICEF έχει τη μεγαλύτερη συχνότητα…

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Yves Assouline Photographer

Yves Assouline – Photographe

Biographie :

– Photographe autodidacte, je me suis initié dès 1975 à l’Art Photographique

dans les centres culturels de la région Parisienne.

Nous travaillions la prise de vue tant en studio pour le portrait qu’en

extérieur pour la photographie de paysage à laquelle se rajoutait le tirage

sur papier en laboratoire, sous la lampe rouge !

Mes initiatives personnelles ont contribué à affiner ma technique et

développer mes tendances artistiques sur le terrain.

– C’est en 1977 que j’entreprends un voyage de 3 mois en Colombie et en

Equateur dont le travail s’axera sur la condition Humaine tant dans les

centres urbains comme :

– Bogota, Medellin et Quito que dans des villages reculés de Colombie et d’Equateur.

Ce sont essentiellement des scènes de vie qui en émanent sous forme de :

– portraits d’enfants et d’une population en mouvement dans un quartier

« laissé pour compte » de Bogota,

– du travail des paysans dans leur environnement et leur habitat dans les

villages éloignés de Colombie.

– En Equateur, il s’est agi d’aller au contact de la Communauté Indienne :

Los Cayapas vivant dans la région d’Esmeraldas et approcher leur mode de

vie traditionnel.

Entre 1980 et 1990 je poursuivais ce même thème au Brésil, en Indonésie

qui débouchera sur une exposition collective en région Parisienne.

– De 1990 à 2012 : d’autres expériences photographiques se multiplièrent en privilégiant

la ” Street Photography ” avec le souci permanent de mettre en avant le travail de la lumière.

– Depuis 2013, je change de thématique pour laisser une large place à la photographie de paysages d’hiver, notamment en mer Baltique Russe;

Ces photographies ont fait l’objet  d’expositions régionales :

” Au détour d’une rive … d’ici et d’ailleurs ” dont les photographies mettent en opposition les tonalités des rives de la Mer Baltique Russe en hiver avec une rive du lac d’Annecy en hiver aussi.

Depuis 2019, je travaille sur le thème ” Couvre-chefs et chapeaux…d’ici et d’ailleurs ”

que je vous soumets.

Le thème ” Couvre-chefs et chapeaux…d’ici et d’ailleurs “

– En rassemblant des photographies de chapeaux prises en France, en Provence et à l’étranger, l’intention photographique consiste à mettre en avant la dimension sociale que peut revêtir le port d’un chapeau. 

– Il semble en résulter qu’il a plusieurs fonctions :

il est : 

. un outil de travail dans l’industrie , 

. une appartenance à un groupe social défini ainsi que 

. un accessoire pouvant mettre en avant la féminité. 

Un récit visuel qui traverse certaines époques,  qui arrête un moment de vie , la présence du chapeau se croise dans les contrées les plus éloignées et apporte aussi la présence du personnage.

Il habille le prolongement du visage tirant vers le haut, au sens propre et au sens figuré la dignité, l’appartenance sociale de l’individu.

Il me plaît à citer une réaction d’une amie Artiste Ukrainienne, Tatyana Rudenko qui a pris connaissance de quelques photographies sur ce thème que je lui ai soumises :

Je trouve que ces photos sont très intéressantes : dans ces photos vous pouvez  y  entendre de la musique”.

– Une réaction que je prends comme une éloge que je souhaite partager avec vous. 

“Couvre-chefs et chapeaux … d’ici et d’ailleurs”.

Yves Assouline.

 

Biografia: – Fotografo autodidatta, ho iniziato nel 1975 in Arte fotografica nei centri culturali della regione di Parigi.  Lavoravamo alle riprese sia in studio per il ritratto che in  esterni per la fotografia paesaggistica cui è stata aggiunta la stampa su carta in camera oscura!

Le mie iniziative personali mi hanno aiutato a perfezionare la tecnica ed a sviluppare le mie tendenze artistiche nel campo. –  Nel 1977 cintrapresi un viaggio di 3 mesi in Colombia e Ecuador, il cui lavoro si concentrerà sulla condizione umana in entrambi i centri urbani come: – Bogotà, Medellin e Quito solo in remoti villaggi della Colombia e dell’Ecuador. Ho ripreso  essenzialmente scene di vita con

– ritratti di bambini e di una popolazione in movimento in un quartiere “Lasciato alle spalle” da Bogotà,

– il lavoro dei contadini nel loro ambiente e il loro habitat nel villaggi remoti della Colombia.

– In Ecuador, si trattava di contattare la comunità indiana:

Los Cayapas vivono nella zona di Esmeraldas e si avvicinano alla loro moda vita tradizionale.

Tra il 1980 e il 1990 ho continuato questo stesso tema in Brasile, in Indonesia che porterà a una mostra collettiva nella regione di Parigi. – Dal 1990 al 2012: altre esperienze fotografiche si sono moltiplicate, favorendo “Street Photography” con la costante preoccupazione di evidenziare il lavoro della luce.

– Dal 2013, ho cambiato il tema per lasciare molto spazio ai paesaggi invernali, in particolare nel Mar Baltico russo; Queste fotografie sono state oggetto di mostre regionali: “Alla curva di una riva … da qui e altrove” le cui fotografie contrastano i toni delle rive del Mar Baltico russo in inverno con una sponda del lago di Annecy anche in inverno.

Dal 2019, ho lavorato sul tema “Copricapo e cappelli … da qui e altrove” Il tema “Copricapo e cappelli … da qui e altrove”. Raccogliendo fotografie di cappelli scattate in Francia, in Provenza e all’estero, l’intenzione fotografica consiste nell’evidenziare la dimensione sociale di chi può indossare un cappello.

Il cappello ha diverse funzioni : è uno strumento di lavoro e di prevenzione nell’industria, funge da simbolo di  appartenenza per un gruppo sociale definito ed è un accessorio che può evidenziare la femminilità. Una storia visiva che attraversa più epoche,  ferma un momento della vita e con la sua  presenza raggiunge anche i paesi più lontani rendendo protagonisti chi li indossa. Veste l’estensione del viso donando dignità  letteralmente e figurativamente e, sottolineando l’appartenenza sociale dell’individuo che ne fa uso.

Mi piace citare una reazione di un’amica artista ucraina, Tatyana Rudenko, che ha letto alcune fotografie su questo tema che le ho presentato: “Trovo queste foto molto interessanti: in queste foto puoi ascoltare musica lì”. – Una reazione che prendo come elogio condividendola.

“Copricapo e cappelli … da qui e altrove” porterà a una mostra collettiva nella regione di Parigi.

Yves Assouline

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Cesare Pavese

Agonia

Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero: soltanto, mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo accompagna
il mattino.

Son lontani i mattini che avevo vent’anni.
E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
ne ricordo ogni sasso e le striscie di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo – una donna, padrona
di se stessa. La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni:
ora è come quel pianto non fosse mai stato.

E desidero solo colori. I colori non piangono,
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
ogni corpo un colore – perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò d’esser io: gettando un’occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
uscirò per le strade cercando i colori.

 

Ivan Konstantinovich Aivazovsky

my daily art display

Self-portrait of Ivan Aivazovsky (1874)

Two weeks ago, I went on a four-day city break to Moscow. I had always wanted to visit the Russian capital and especially visit the famous Tretyakov Gallery which houses the largest collection of Russian art in the world. I had read books about the wonders it had to offer and I knew I had to go and see it first-hand. Recently I wrote five blogs on the museum and the works of its leading proponents of portraiture, including Repin, Serov and Kramskoy but in the next few blogs I want to concentrate on lesser known artists (that is lesser known to me!) whose works also graced the walls of this outstanding Gallery.

Sunset in Crimea by Ivan Aivazovsky (1865)

As I have mentioned before, I live on the coast and a large number of paintings by local artists feature seascapes or marine paintings. My…

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Christina’s World by Andrew Wyeth

my daily art display

The other day I came across what I thought was a simple landscape painting, which at first glance was a simple rural scene with a solitary figure, seemingly resting, in the foreground.  I had guessed it was an American landscape.  My mind went back to the photographs of the Mid-West plains.  I was half right in as much as it was an American landscape but not of the Mid West but of Maine. The female figure in the foreground was of a young woman, and my perception was that she was just raising herself from the ground after a pleasant lie in the meadow-like surroundings.  Maybe I should be forgiven for jumping to conclusions from just a fleeting glance but it was simply my first impression.  Look and see what you make of it after you have taken that first momentary look.

In fact this is not as simple a painting as…

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Antonia Pozzi. Poetessa, fotografa, alpinista

Nicola Albertini

“C’era un silenzio infinito e pur denso di suoni.
[…] pareva che l’enorme conca deserta fosse pur piena di un’altra musica, una specie di ronzio gonfio e continuo, che sembrava partire da un gigantesco organo sospeso fra cielo e terra. […] Ed ecco: guardando in alto, pensai che avverrebbe delle nostre anime se quelle nuvole bianche che passano incessantemente lassù avessero ciascuna un suono, una nota, un canto. […]
Forse in quell’ora era il passo delle nuvole, era la voce delle nuvole che mi suonava dentro come una sinfonia orchestrale.”

Antonia Pozzi, Dal frammento di una sua lettera, estate 19381

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