Parole

Quel che resta di te è nelle luci di una giornata immobile e fredda. Si muoveva solo la luce che variava da un istante all’altro vestendo il freddo di un’anima più pietosa e pacata.
Il tuo silenzio non era un vuoto, stimavo gli accordi che ne emergevano dal movimento del tuo capo, da quello delle mani, dal suono del pennino sulla carta mentre scrivevi rapido e nervoso.
Osservavo quei ricami prendere forma sulle righe ordinate, foglio dopo foglio, mi chiedevo come fosse possibile scolpire i pensieri in quel modo così magico ed affascinante.
Mi regalasti in una giornata fredda come questa un vocabolario. Aveva la copertina intessuta di una stoffa verde salvia con impresse in lettere dorate le lettere di un alfabeto che sembrava contenere tutto l’universo ed altro ancora.
Lo sfogliavo con cura, senza piegare gli angoli delle pagine, sceglievo a caso una parola e tu me la descrivevi, la disegnavi, me la facevi sorseggiare come fosse un bicchiere di vino color rubino.
Ho assaporato le parole da allora nello stesso identico modo, le ho gustate come se fossero cibo, ingredienti di un piatto, la vita, che poteva cambiare consistenza a seconda delle emozioni che come spezie condivano il pasto quotidiano.
Mi sono immersa in ogni voce, in ogni parola pronunciata, anche quando non ne capivo il significato. Mi raccontavi che imparando a leggere e scrivere c’era un momento che faceva da spartiacque, in cui tutto si rivelava come un fiume in piena.
E’ accaduto. Dall’oggi al domani ogni parola aveva un senso, un corpo, era scolpita da chi la usava, da chi la pronunciava.
Il linguaggio segreto delle parole non era più tale e tu amico mio te ne sei andato via in una giornata d’inverno livida e fredda ma ricolma di tutte le parole,i pensieri che non ci eravamo ancora scambiati.
Grazie per ogni sera trascorsa a colmare quel vuoto che tale non è mai stato, in cui tutto dimora, fede, speranza, disperazione, amore, gioia e felicità e dove le parole si uniscono e si scambiano di posto per interpretare quel balletto magico ed affascinante che la vita ti impone di danzare.
Grazie mio vecchio, caro uomo!

Paola Palmaroli, testo e fotografiatramonto-p

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