La poesia che hai perso……….

All’improvviso io sparisco, non ho più ne un corpo ne un’anima,
non sono un fantasma,
se lo fossi avrei un’aura fatata o terrificante da cui riemergere,
non sono l’alba lattescente che rinuncia alla notte e muore tra le braccia del sole.
non sono il buio in cui ci si può abbandonare
per chiedere alla memoria di non mordere l’anima.
Non sono,
da un ritratto io svanisco come pigmento polverizzato
sagoma fusa nella trama della tela;
da un tavolo non sono ne l’angolo di una tovaglia
ne l’abisso di un bicchiere in cui perdersi bevendo;
non sono respiro che l’inverno condensa
fissandolo come nuvola in un cielo tutto da inventare;
non sono sangue che scorre nelle vene
creando nuovi fiumi e cartine geografiche
di un territorio inesplorato perfino dal mio vissuto.
Semplicemente io non sono
non ci sono più, sono svanita come sudore dai pori,
come vapore acqueo tra cielo e terra,
sono un odore di cui si è persa traccia,
sono un profumo che si perde lontano nel tempo
inciampando tra polvere e silenzio.
Sono quel nome di cui non si ricordano le lettere iniziali,
rimasto tra le labbra, pronto a svanire
come il desiderio di ricordarlo.
Sono tutto questo, un lieve battito d’ali
e nulla sarà più come prima,
neppure i miei ricordi avranno più
la stessa materia di cui sono fatti i sogni ed i giorni.
Per un istante la sensazione è da capogiro
ma le vertigini cedono il posto ad un’assenza
priva di dolore o di peso
tutto è talmente lontano
da sembrare un sogno nel sogno
un incubo pronto a dispiegarsi con le ali di un corvo
un cenno veloce della mano
per cacciar via un moscerino fastidioso
nulla di più nell’economia dell’universo.
Incenerito il corpo l’anima non trova riposo
neppure sui contorni sbiaditi delle lettere scolpite
su una pietra tombale.
Costa troppo sia vivere che morire,
lo spazio minimo consentito è ridotto sempre di più per vivere
lo è ancora di più per morire,
ricordare costa energia e ci vuole impegno oltre che tenacia,
ecco perché mi hai fatta svanire
in un’assenza senza memoria d’essere ne d’esser stata.
Così facendo mi hai reso impalpabile come polvere cosmica,
sono un non luogo, uno spazio contratto tra la materia e l’anti-materia,
attendo che gli astronomi mi diano un colore, una forma,
una voce lontana simile allo stridio acuto di un gesso sulla lavagna,
e pensando a questo sto provando con tutte le mie forze
a non essere in definitiva quel nulla che tanto inquieta
ma che tu hai reso possibile con un battito di ciglia,
con un gesto della mano rapido e sicuro.
Grazie a te ho conosciuto un abisso indolore
cui non avevo mai dato ne una ragione d’esistere
ne una per morire,
un’anestesia scolpita dal vento e cristallizzata nella bonaccia
dalla superficie del mare.
Non ci si perde ne ci si trova quando si è disciolti nel nulla
un nuovo equilibro ci attende,
galleggiare tra il soffio dell’oblio ed un oceano di macerie impalpabili dell’anima
è come attraversare un nuovo Inferno,
aspettami,
io tornerò a te anche da questo viaggio nel nulla
e saprò dare nuovi nomi a quel che non è ancora,
saprò disegnare nuove linee e punti nella geometria caotica del tuo universo
perchè non c’è viaggio più desiderato in cui perdersi,
non esiste altro per me in cui trovarsi
che non abbia i connotati del tuo nulla!
Lo sai per quale motivo riesco ancora ad amare la tua poesia?
Perchè nella vita di tutti i giorni tu hai rinunciato ad esserlo
ed io con tenacia ho raccolto gli scarti della tua anima.

Paola Palmaroli

 

Foto dal web
ssswwww

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