De-mente

Che cosa è una casa vuota, abbandonata, in rovina? Lo sguardo che proviene dalle finestre è muto, ribelle, un silenzio che divora lo spazio retrostante, nessuno sente il bisogno di affacciarsi da quelle finestre.
L’origine del conflitto di una mente che perde la memoria e la coscienza di sè. Abbandonare il mondo circostante e quello interiore e dove andare? Il cuore della monte dove emigra, se emigra? Si trasferisce in luoghi inesplorati, nuovi spazi, una distanza eroica da tutto fino a creare intorno a se un vuoto spinto. Nessun barattolo potrebbe farne a meno per conservare una marmellata, il cervello umano invece risentito come non mai dal nuovo paesaggio crea orizzonti deformati, una perversione operata da specchi deformanti che fa sembrare normale ed armonioso quello che non lo è mai stato. Il cervello un pervertito? Si, nel momento stesso in cui osa divertirsi e prendere in giro ogni regola geometrica, un prestigiatore di idee, un essere dalle mille facce, un fantomatico matematico che decide dall’oggi al domani che due più uno fa quattro e nessuno può cambiare questo nuovo stato delle cose.
Una psicosi delle cellule cerebrali che vince su tutto e tutti, la mente esce da se stessa, cambia abito, linguaggio, per poi rientrare in spazi arredati in modo impressionante ed irriverente. In ambienti dalle finestre che ridono, che ammutoliscono mentre ridono, che si aprono su scenari espressionistici, dove la forza lavoro si è spostata in un altrove sconosciuto, il cervello cerca nuovi punti di riferimento. Un gioco serio, nuovissimo, ci fa guardare a chi perde la memoria con inquietudine. Ti chiedono non come si chiamano, chi sono, cosa facevano, dove vivevano, quali sono i loro oggetti, dove si trova la loro stanza per andare a dormire, ti pongono domande senza senso alcuno e ti disarmano con lo sguardo innocente di chi attende fiducioso una risposta, una qualsiasi risposta. Ogni cosa invisibile contiene cose visibili.
Per le demenze cerebrali una nevicata diventa una fonte per avventurarsi nella dinamica e nella meccanica. Ti chiedono di aprire le finestre per imparare a volare come un fiocco di neve, provi a dissuaderli ma il senso del loro universo è completamente distaccate e inaccessibile al mondo esterno. Fiocco di neve diventa il loro universo, l’inaccessibilità al volto ed al corpo diventa per loro una sfida, pensano ed agiscono per metterlo alla prova senza sapere che saranno sconfitti, pronti a vincere come vecchi Don Chisciotte. La natura incontra antiche pietre nei cimiteri, sculture e quel che resta di noi nella memoria dei chi ci sopravvive, frasi, fiori, giardini, per i dementi la vita e la morte non esistono più, i cimiteri sono città silenziose da abitare e le strade sono luoghi pericolosi dove la confusione regna sovrana, dove ogni marciapiede è un confine da valicare e superare con la forza, dove un clacson può far credere che la fine del mondo è vicina.
Cosa ti ha spaventato, si chiede a chi viene trovato in pigiama con gli occhi di fuori ed i pugni serrati lontano da casa? Il rumore assordante, le macchine che sfiorano e quell’uomo con il fucile che stava per sparare. Non esiste nessun uomo con il fucile, la macchina non l’ha sfiorato ma e stato lui ad andarci incontro pericolosamente, il rumore assordante per noi è l’essenza del quotidiano vissuto, per loro l’inizio di una guerra, una battaglia da vincere o da rifuggire.
Camminano sui bordi delle strade, sulle rotaie, vorrebbero camminare sulla superficie dell’acqua, affrontano campi di mais maturi e si perdono fra quelle zolle alla conquista del loro regno, accendono il fuoco per scaldare del latte e poi non sentono più il bisogno di berlo, passano ad altro, incendiano strofinacci da cucina ma l’odore non li preoccupa, guardano verso il fuoco come se non fosse fuoco ma un dipinto da ammirare, un titolo sulla prima pagina di un giornale. Non sanno più chi sono e non riconoscono più chi li circonda, alcuni sono pacati e quieti, altri violenti e rabbiosi.
Restano in silenzio e sembra che stiano ascoltando il mondo intero, poi ruggiscono, urlano in modo scomposto, fino a perdere la voce, fino a riempire le stanze vuote del loro cervello di suoni, nuovi mobili, nuove suppellettili, nuovi colori in quelle urla. Dipingono ogni giorno nuovi equilibri, vedono le cose sotto una prospettiva meravigliosa, sono loro le finestre nere delle case abbandonate, i loro occhi diventano scuri anche se azzurri, si perdono nelle braci ardenti di un fuoco che conoscono solo loro, di cui non sanno l’origine perché sono essi stessi la fonte di quell’energia. Sono i cittadini di nuove città, sono gli affluenti di nuovi fiumi, sono mari ed oceani che cambiano ogni notte le cartine geografiche visitate dai dementi.
Le parole creano poesia e mistero con le immagini che si accavallano davanti ai loro occhi, ma nessuna metrica è a noi nota, nessun ritmo conosciuto. Creano immagini e non sono stupidi, idioti o deficienti, sono diversi da chi rimane in contatto con la realtà, con chi assembla dal reale il banale e viceversa, reagendo al tempo con determinazione, per assoggettarlo ai suoi bisogni. La poesia delle idee e delle immagini sono una rottura del sistema di rappresentazione del reale nei dementi, la trasparenza che si trova nel loro subconscio diventa l’incoscienza di un linguaggio misterioso che riflette la libertà cercata per assomigliare ad un fiocco di neve. Noi guarderemo ad un albero osservandolo in tutti i suoi elementi, per loro l’albero sarà solo la foglia o la radice, un solo elemento sarà la chiave per definirlo e per toccarlo. Il mistero del linguaggio si inasprisce con i dementi, proviamo ad entrare nei loro infiniti universi, in via di trasformazione continuamente. Oggi vedono tutto colorato di giallo, domani sarà tutto azzurro, il giorno dopo ancora sarà verde. Devi correre alla loro velocità, perché corrono quando pensano, quando parlano, accelerano continuamente per poi frenare e farti andare a sbattere contro pareti immaginarie, facendoti sentire stupido come non mai.

Paola Palmaroli

Foto dal web

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