Nascita, morte

Il primo respiro, un urlo liberatorio, dopo aver sopportato sondini che aspirano secrezioni, di essere messi a testa in giù, di provare un freddo intenso, colpiti da luci che penetrano anche i pori e non solo le pupille, ecco che giunge il primo respiro, rotto da un urlo che aiuta l’ossigeno e raggiungere ogni parte del nostro corpo. Gli alveoli si dilatano, l’albero bronchiale sboccia in tutto il suo fulgore, i polmoni sono attivati.

L’ultimo respiro, cercato, annaspando come sott’acqua. Con le unghie e con i denti si tenta di farlo nostro, rimane spezzato in gola, la bocca aperta, gli occhi fuori dalle loro orbite per lo sforzo, le narici dilatate, il naso affilato, lacrime che sgorgano dai dotti lacrimali presso la congiuntiva, non per commozione, non per lo sforzo, ogni sfintere si dilata quando si sta per morire, anche i dotti lacrimali.

Due respiri diversissimi eppure legati indissolubilmente tra loro, il primo aiutato e cercato con determinazione, il secondo rincorso e desiderato con tutta l’anima, con tutto il nostro corpo.

Batte lento il tuo cuore,

il respiro è mozzato,

il sangue rappreso agli angoli della tua bocca,

la pelle gialla,

le mani scarne e rose dall’agonia

come il tuo naso

come il tuo mento.

Ti guardo, ti ascolto,

tu che hai udito il mio primo respiro

ora mi stai per donare il tuo ultimo soffio di vita.

Vorrei smettere di respirare con te,

la mente elabora,

il cuore segue fedele ogni suono,

l’anima è atterrita e disarmata.

Alzi il collo, forse ancora un respiro

no, non ce la fai più,

sembri una marionetta cui abbiano staccato i fili

sei accucciata nel tuo letto

un mucchio di ossa stanche

rattrappita dall’agonia.

Batte lento il tuo cuore,

muore il tuo respiro nel mio

rimango in apnea

non voglio continuare ad inseguire l’ossigeno

ora che la fonte di tale elemento si sta spegnendo

il fuoco della vita è roso dalle braci

i tuoi occhi.

Batte lento il cuore,

no, non batte più

scoprire la morte nei tuoi occhi

è come rimanere in vita avvolta dal sale

mi sento disidratata, prosciugata, dilaniata.

Non riesco a mordere le mie ferite,

nessuna falsa anestesia,

sono quel respiro mozzato che ha spento i tuoi occhi nei miei!

Testo di P.P. Aithne

Foto di Simone Paruta10274045_1125064610861242_4247077467953491152_n

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