Dove sei……

Dove sei essere umano che di divino possiedi l’intero
e di animale il tutto,
dove ti nascondi, dove hai lasciato le tue spoglie mortali,
dove stai andando a cercare quel che è rimasto di te?
Ti stai perdendo,
non sai più dove sia il tuo inizio
dove si trovi la tua fine,
ti nutri del dolore e della morte altrui,
inebriante elisir cui non sai rinunciare mai.
Non rispetti ne la vita ne la morte
calpestando quel che di più prezioso un tempo c’era in te:
la dignità!
Vuoi divorare la luce fino ad accecarti,
vuoi bere il buio in un sorso fino a stordirti,
vuoi essere il primo,
vuoi essere l’ultimo,
non sai più distinguere quel che è sacro
da ciò che non lo è mai stato.
Vaghi in un limbo che si nasconde dietro la realtà
ti arrampichi tra quel che non è più
e quel che non sarà mai,
scivolando in un nulla
tempestato di mille specchi.
Chi ti incontra non riesce a vederti ne sentirti,
sei uno spiffero d’aria non un sospiro,
Chi ti vede non ti riconosce,
le tue mille maschere
gridano ognuna il tuo nome
confondendosi l’una nell’altra.
Chi ti ascolta non distingue più il suono che emetti,
a furia di urlare
l’eco di te vomita ogni onda sonora
e tu diventi muto.
Cosa vuoi?
Cosa cerchi?
La fama ti affamerà,
la gloria ti spegnerà
la vita smetterà di cercarti,
la morte disdegnerà di incontrarti.
Resterai in eterno in un ritratto ovale
chiuso in un cassetto,
appena troveranno la chiave
e lo riapriranno,
l’aria distruggerà in un soffio
l’affresco del tuo vissuto.
Neppure un ombra ti sopravviverà,
sarai finalmente
ciò che sei sempre stato:
fumo per gli occhi!
Le tue membra contorte
sono come i pensieri,
sono come i sentimenti,
sono come i tuoi sogni,
sono una danza cui hai rinunciato,
sono una canzone
che non hai mai voluto ascoltare,
che non hai mai voluto cantare,
sono un elisir di lunga vita
che ti ha derubato
della memoria del presente.
Non sei più un uomo,
non sei più una donna!
I morti sono più vivi di te
e posseggono una dignità
di cui tu non sai riconoscere i connotati.
Svegliati.
Non stai dormendo,
stai vivendo.
Non ti accorgi più di nulla,
sei per superbia
un osso lanciato a cani affamati.
Ti divoreranno,
questa è la tua vera maledizione,
la giovinezza ti sfuggirà fra le dita,
sarai polvere
prima ancora di averne raccolta un pugno
per trattenere il tempo che ti resta.
Chi sopravvive con un cuore spento incastrato
tra la gola ed il petto
non saprà mai riconoscere quel che resta di un giorno:
la sua luce,
il suo respiro,
la sua voce,
la sua fiera volontà di resistere,
spingendo la notte tra le stelle,
scalpitando per scendere dal letto del buio.
Tu non sei ne luce ne buio,
ne stelle ne polvere cosmica,
ne vento ne bellezza,
ne verità ne orrore.
Chi sei?
Nessuno!

P.Palmaroli. 15/03/2016

«Ostrava 1967»

380 x 284 mm

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