Fotografi e Fotografie

Antonio Lorenzini – Francesca Woodman.
Pensando alle fotografie di Antonio Lorenzini ogni volta mi ritrovo ad immergermi anima e corpo, in modo quasi viscerale, dentro universi mai scontati ne prevedibili. Incontrando uno dei suoi primi scatti ricordo di aver pensato: “Questo fotografo ha il cuore negli occhi”.
Ho osservato inizialmente i suoi ritratti eseguiti camminando per strada, durante cerimonie pubbliche o private, più intimi od epici e corali, elaborati come fossero racconti, storie, emozioni a se stanti, ed ho letto mille storie in ognuno di quegli sguardi.
Il fiume della vita scorre nelle sue immagini, “Quello che è più prezioso è ciò che non possiamo toccare” recita l’incipit di un sua fotografia ed in ogni visione ci viene dato modo di leggere un po’ di noi stessi e di coloro che abbiamo anche noi incontrato e fotografato con gli occhi e con il cuore, qualcosa che sembra impossibile toccare ma che ci trapassa da parte a parte e da quel preciso istante, nulla è come prima.
Ognuno di noi deve restituire qualcosa agli altri, nelle fotografie si restituisce la magia, la forza dell’anima e del respiro di chi è ritratto e di chi la fruisce, di un volto, di uno spazio, di un luogo, di un’emozione, di un’idea.
Si rinasce continuamente nei volti altrui, si torna bambini o si invecchia precocemente, ci si specchia e quel che si vede non sempre è quello che volevamo vedere, ma siamo noi che decidiamo a cosa aprire agli occhi, quali universi visitare.
Come Francesca Woodman Antonio ha bisogno di voler dare un senso al caos delle geometrie dei sensi e del corpo umano, dei volti e degli spazi in cui dimorano e mutano le loro percezioni.
L’esperienza dell’anima fa i conti con il corpo che la contiene, che la interpreta e la vive in ogni suo cambiamento. Mutano il corpo, le rughe, i muscoli, le vertebre e le arterie, cercando di completare un mosaico in grado di contenere e di ricomporre due elementi così innamorati l’uno dell’altra.
Non a caso alcune idee-chiave del lavoro di Francesca Woodman sono, in primis l’attenzione alla costruzione formale delle sue opere che si traducono in “un’equazione” da risolvere. Non a caso il libro “Some Disordered Interior Geometries” è composto da una serie di fotografie che si relazionano ai precetti di un vecchio libro scolastico di geometria in forma di elaborazioni concrete di concetti ideali. Nelle sue fotografie la Woodman non espone il corpo nudo in quanto sovrastruttura culturale; piuttosto, lo utilizza sempre e solo in relazione con l’ambiente naturale o architettonico circostante, che lo confonde – alberi, carta da parati, la deformazione derivante dall’immagine sfocata nel movimento – o come lei stessa dice,lo assorbe. Il piano visivo domina sempre quello speculativo, allorché come dice lei stessa “la teoria dietro l’opera è importante ma per me è sempre secondaria alla soddisfazione dell’occhio.” In altri termini, l’intento è di fare, se possibile, tornare i conti; o altrimenti fissare su pellicola l’incongruenza tra immagine, idea e sentimenti. Talvolta si fotografa qualcosa che non si vede, ognuno di questi due fotografi dà vita e forma a ciò che non si vede, non si tocca, come l’acqua che non si divide, entrambi danno forma all’anima che diventa movimento, ossa, spazio, un incontro tra il visibile e l’invisibile divenire di un corpo, di una mente.
Antonio Lorenzini fonde cuore e mente tentando di scolpire le emozioni attraverso il matrimonio tra istinto e ragione, fede e passione.
Grande è il suo interesse nel voler smaterializzare il tempo, cogliere nell’istante tutto quello che viene prima e si proietterà in un ipotetico futuro composto di altri istanti, nessuno uguale all’altro. Il presente pare inafferrabile eppure contiene le tracce di un movimento continuo come le onde del mare giunte a riva e pronte a riprendere il viaggio che le ha portate da paesi lontani. Il presente e la realtà possiedono qualcosa di più grande che anima le nostre singole esistenze, talvolta impercettibile e paragonabile ad un dettaglio, al movimento di un muscolo del volto. Antonio ci ricorda in ogni suo scatto che ci siamo noi in quegli istanti e tutti coloro che lasciano le loro orme accanto alle nostre, talvolta fondendosi in esse, Strade che si incontrano, che si dividono, linee parallele che comunicano pur non incontrandosi mai perchè sono musica, come note di uno spartito che va letto in ogni sua parte, che ha un inizio ed una fine ed ogni fotografo si ripromette di conscerne gli intimi accordi che lo compongono. Francesca Woodman è una delle figure più emblematiche dell’arte degli ultimi trent’anni, benché il suo percorso creativo si sia interrotto sul nascere. Dopo l’Italia infatti, e il diploma al RISD, la giovane fotografa si trasferisce a New York: nel gennaio del 1981, a 22 anni, pochi giorni dopo l’uscita del suo unico libro d’artista, Some Disordered Interior Geometries, si lancia dal tetto del palazzo in cui abita. Cinque anni dopo viene organizzata la sua prima mostra postuma, e presto la critica femminista del tempo si appropria della figura della giovanissima e geniale artista suicida – come feticcio ideale per un discorso critico incentrato sull’esposizione del corpo femminile nudo utile a decostruire lo sguardo maschile.
Nata in America nel 1958, figlia di artisti – padre pittore, madre ceramista – interessata alla fotografia sin da quando aveva tredici anni è stata come una meteora a cielo aperto, lasciando di se stessa non una ma mille vite, una concentrazione di idee e di emozioni indimenticabili. Quanti fotografi del passato vengono usati per esporre le idee di un periodo storico, delle sue contraddizioni e tensioni, quand’anche ne siano stati testimoni spesso diventano simboli di tutto quello che è accaduto intorno a loro e non solo dentro di loro.
Antonio Lorenzini non ha bisogno di decostruire il proprio sguardo per entrare nell’animo umano, men che meno in quelle femminile, nutre lo stesso bisogno di rendere geometrie perfette i sentimenti, anche quelli più corrosivi e faticosi, ed i sentimenti non conoscono genere maschile o femminile, possiedono la stessa grammatica e sintassi ovunque prendano corpo. I sentimenti sono come montagne, li devi conquistare passo dopo passo, sono come il mare, si aprono in due per contenere tutte le correnti dell’animo umano, sono come i volti, li guardi e scopri in essi tutto quello che si è pronti a leggere, anche se stessi.
Ci sono luoghi tra cielo e terra dove gli occhi si incontrano, capita allora che ci siano esseri umani pronti a raccoglierne l’energia e l’essenza, a guardare in faccia sia l’inferno che il paradiso, a non aver paura di sfiorare gli abissi come le vette più alte. Quando si possiede un corpo che contiene come un vaso l’anima, gli occhi e tutti gli altri organi di senso hanno un bisogno costante di viaggiare tra questi due universi e di capire dove si trovi la verità e la bellezza dell’esistenza. A volte si trovano laddove mai potresti immaginare che siano, a volte le si cerca dove si suppone abitino e si finisce per visitare le stanze della nostra memoria.
Nelle fotografie guardiamo con i nostri occhi quello che altri hanno già visto e vissuto, ci ritroviamo oppure ci allontaniamo da quello che siamo per capire cosa vogliamo, cosa desideriamo davvero essere.
Osservando le immagini di Francesca Woodman e di Antonio Lorenzini, sappiamo fin da subito che un bel ritratto di noi stessi o di chi incontriamo non basta a farci incontrare la bellezza o l’amore in tutte le forme conosciute o sconosciute, quel che conta veramente è mettere il cuore negli occhi e leggere la vita oltre i suoi confini.
Le poesie raccontano le cose che ci fanno male o ci fanno bene, le poesia ci fanno venire fame, ci affamano di amore. Le fotografie sanno compiere in modo diverso la stessa magia, fanno pensare ed emozionano, ci sfamano con il cuore negli occhi.
Grazie Antonio Lorenzini, grazie amico mio per ogni tuo nuovo scatto, Buon Natale a te! 🙂

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2 comments on “Fotografi e Fotografie

  1. Reblogged this on Antonio Lorenzini fotografo and commented:
    Un sincero e infinito grazie 🙂

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