Lucciole

Un matrimonio estivo come un altro, forse più personalizzato, più definito nella sua soggettiva ricerca di altri. Una promessa che parte da una sala di un comune, prosegue presso un altopiano montano a più di 1600 metri di altezza. Tutti pronti a cogliere l’attimo fuggente, l’aria fresca nei polmoni, chi felice, chi curioso, chi oppresso da quella gioia che annienta quando è forzata e schiacciata fuori da un tubetto che porta la scritta:  Primo comandamento: ” Essere felici”. Veri come una finzione, assoluta e profonda come quell’aria fresca che il respiro trasporta in tutto il circolo sanguigno. Poi dopo risa, una portata dietro l’altra, vino e giochi, lazzi e torte in faccia, balli e barzellette, ecco che giunge il momento di fermarsi, sedersi a guardare. Giunge inaspettata una proposta: a poche decine di metri di distanza, presso un parcheggio alla buona, rivestito di prato e trapuntato di ghiaia ci sono lucciole a non finire. Con due bambine vestite di organza si scende lentamente verso il prato, le si raccoglie nel palmo della mano con delicatezza per non ucciderle, si invita ad esprimere un desiderio. Una delle due bambine risponde di non averne e uno dei due adulti le risponde: ” Sei fortunata, significa che non ti manca nulla se non hai desideri da realizzare!” Una fitta la cuore, una allo stomaco, la gola che si gonfia e brucia. Lacrime trattenute e che il buio abbraccia. Tutto torna al suo originario splendore, una notte estiva, una festa, il sonno che incolla le palpebre bagnate e quella frase, quel pensiero che diventa filastrocca: ” la fortuna di non aver bisogno di preghiere o di desideri da realizzare, nulla manca, di nulla si è privi, fintanto che si conosce ciò che si è, ciò che si sente”. Ecco, a volte i doni giungono inaspettati, quella sera le lucciole ricordarono ad un adulto la magia dell’infanzia impermeabile al dolore, allo stupore del nulla, all’asfissia del tutto!

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