Come in uno specchio, in un Enigma

Da:  – In uno specchio, in un enigma – di Jostein Gaarder

Un tempo la terra era vuota e desolata, proseguì Ariel. Poi le venne concessa la facoltà di udire i propri suoni. Per milioni e milioni di anni il cielo aveva scagliato tuoni e fulmini, il mare scrosciato contro gli scogli, i vulcani eruttato con forza e violenza le loro colate di lava. Ma nessuno aveva udito alcunché. Oggi questo globo può udire i propri suoni. Cosa che non possono fare Venere e Marte. E se talvolta il silenzio si fa intollerabile, basta metter su un concerto per organo di Johann Sebastian Bach. Più di tutti mi piacciono i grandi concerti all’aperto, quando i suoni più splendidi di questo pianeta spumeggiano nello spazio celeste. Per non parlare dei concerti radiofonici. Il mondo suona da sé. Attorno ad un sole rovente, nella Via Lattea, rotea il piccolo carillon del globo terrestre. Forse avresti dovuto fare il poeta, suggeri Cecilie. A patto di non essere troppo ampolloso. Allora avrei preferito essere un naturalista perché non capisco esattamente che cosa accada quando parlate tra voi. E’ come se espressioni invisibili sgusciassero fuori da una bocca per insinuarsi nelle cavità di un orecchio, prima di fondersi definitivamente con un pezzo gelatinoso di cervello. Ed ecco che accadde esattamente quel che l’angelo aveva descritto: le strane parole che aveva pronunciato, si fusero nel cervello di Cecilie, tramutandosi in pensieri veri e propri. Lei rimase a lungo a riflettere, finché Ariel non riprese: – Altrettanto stupefacente é come riusciate a plasmare le parole nella bocca. Talvolta avviene ad una velocità spaventosa. Allora pare che le parole si riversino fuori da sole. Succede mai che non vi rendiate perfettamente conto di ciò che avete appena detto? Lei abbassò lo sguardo. – Non sempre riflettiamo sulle nostre azioni. Quando ho fretta di correre a scuola, corro e basta, non ho tempo di pensare a come devo muovere le gambe, altrimenti inciampo di sicuro. Talvolta accade lo stesso quando parliamo, ci capita di incespicare sulle parole.- Poi dovete prendere il respiro e ributtarlo fuori. Anche questa è una cosa che va da se?. Credo di si rispose Cecilie. -Suona un po’ lugubre. Perchè se vi dimenticaste anche solo una volta di prendere il respiro il cuore cesserebbe di battere, e se il cuore cessasse di battere….-  Piano, piano!, esclamò Cecilie. -Fortunatamente non dobbiamo pensare a tutto”. Lui si portò una mano alla bocca. -Scusa! Stavamo discutendo di come plasmare un oceano di parole invisibili in bocca, prima che comincino a fluttuare per l’aria tra bocche e orecchie. E’ vero che ogni persona ha una voce diversa? -Cecilie annuì, ogni singola parola viene pronunciata in modo differente da persona a persona. Del resto lo stesso vale per gli strumenti musicali. Un do di quinta ottava risulta completamente diverso  se emesso da un clarinetto o prodotto da un violino. Tra l’altro ho letto che due violini non hanno mai esattamente il medesimo timbro. Lo stesso si può dire delle nostre voci. Ciò dimostra quali pregevoli strumenti siano la voce e l’orecchio. Persino ora che la finestra è chiusa posso udire il vento che soffia di fuori, oppure il postino che avanza pedalando giù in strada. E po posso vedere con le orecchie!. – Frottole!, l’angelo Ariel assunse un’aria impettita. -Anche se parliamo di cose strabilianti ciò non significa che tu debba prendermi per i fondelli. Ma è tutto vero disse Cecilie. Quando me ne sto distesa in camera mia e ascolto i rumori qui al pianterreno, in un certo senso posso vedere che succede e che cosa fanno di sotto. – Allora ti è stato concesso un pizzico di visione angelica- Lei si drizzò un po’ sul divano: -Ho continuamente l’impressione che tu esageri la differenza tra angeli ed esseri umani- ciò è davvero sorprendente visto che abbiamo nature diversissime. Voi siete un conglomerato di qualche milione di molecole, aggregatesi in uno degli innumerevoli pianeti dello spazio celeste. Ed esistete solo per un breve istante, e nonostante questo ve ne trotterellate per il creato a passi lievi, chiacchierate, ridete e partorite idee frizzanti proprio come gli angeli del cielo. – Non ritieni che sia altrettanto inesplicabile essere un angelo?- Ne abbiamo già parlato. La differenza è che noi ci siamo da sempre e sappiamo inoltre che non ci estingueremo mai nel nulla, come una bolla di sapone esplosa. SIAMO e basta, Cecilie. Siamo ciò che è sempre stato e che sempre sarà. Voi andate e venite…… Lei sospirò afflitta. -Vorrei aver pensato di più a che cosa significa vivere. – Non è mai troppo tardi per ravvedersi. – Non so esattamente perché, ma all’improvviso mi sento così triste.  -Lui cercò di frenarla: – non esserlo! Altrimenti mi tocca consolarti e comportarmi come al solito….a volte ho l’impressione che siate tutto un lagnarvi e un piagnucolare……………………

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