Quando la poesia addolcisce sia il dolore che la gioia

So che non inserendo il testo che mi ha ispirato questi pensieri non rendo facile la comprensione di questi pensieri ma vorrei il permesso dell’autore prima di farlo mentre vi consiglio di andare a leggere quel che vede e fotografare quel che scrive nella sua pagina

artefattiproject.wordpress.com.

http://artefattiproject.wordpress.com/category/il-muro/dipingere-con-la-luce/

Come si fa a commentare questo tuo scritto!  In queste righe non si scopre  solo poesia,  questa forma di linguaggio è solo un mezzo, un tramite, per raggiungere di nuovo la sua vita, per ripercorrere quella notte, altre notti,  per assaggiare di nuovo quella dolcezza e quella spietatezza che  appartenevano a lei come a te. Da giovani si è spietati con se stessi, anche da vecchi  si può continuare ad esserlo ma si usano altre forme di resistenza alla vita. Da giovani ha un sapore diverso l’esserlo, la spietatezza è dentro di noi e poi si riversa all’esterno come un fiume in piena. Quel bianco e nero che è in noi diventa un assoluto da scarnificare vivendo. Non ci sono ma, se, però, tutto appare per quello che è, bianco o nero, buono o cattivo, dolce od amaro. Le sfumature sono bandite, ci si dimentica del proprio corpo o della propria mente, si vive come staccati da questo humus che scorre nelle nostre vene e viaggia tra le nostre connessioni neurologiche. Una parola sola: nostro! Nostro è il mondo, il respiro, la vita e la morte, nostri sono i giorni e le notti, il buio e la luce, nostre sono le parole o le note musicali, le vibrazioni e le emozioni. Tutto ci appartiene, così crediamo che sia e questo tanto ci basta per essere assoluti in ogni respiro, in ogni giudizio, spietato verso noi stessi, più indulgente verso gli altri. Dal dolce all’amaro si viaggia su una lunghezza d’onda che è vertigine, la gioventù non teme rivali in quanto a delicatezza e grazia nell’assurdo, i sogni sono tutti da aprire come pacchi regalo, da gettare quando sono stanchi di viaggiare con noi. In questo tuo scritto c’è una tale disarmante invocazione di assoluto incarnata nella ragazza, da far tremare anche la carne intorno alle ossa. Intensità non emozionale, non solo, un urlo, quasi sommesso, soffocato, trasformato in luce. Da quel buio di una notte indimenticabile ognuno di voi ha inseguito la propria luce, non quella del mattino, quella sopraggiunge anche quando non la si aspetta, intendo la luce che l’oscurità partorisce e ingloba dentro se stessa, divorandola. In queste parole c’è una vita che divorato se stessa, ce ne sono diverse, ma prevale la sua. Ha morsicato le sue stesse ferite come fanno gli animali quando tentano di anestetizzare le incisioni sulla carne che procurano dolore, i suoi denti si sono attaccati a quei brandelli di carne che il buio non permetteva di distinguere con chiarezza. Attraverso un istinto esasperato ha divorato così se stessa, come il conte Ugolino con i suoi figli, ha digerito la sua carne, la sua linfa vitale, il suo sangue. E da quella notte siete tornati in due a casa, lei con il suo buio che assorbiva ogni cellula del suo corpo e della sua anima e tu con le tue ombre che si dimenavano per non lasciar sfuggire quei brandelli di luce che dal suo buio ti erano entrati dentro, anima e corpo, indissolubilmente. Questa tua canzone, perchè tale sembra rileggendo le parole e sentendone il ritmo, non si riesce a farla entrare dagli occhi nella corrente del proprio essere senza esserne spogliati. Di fronte all’assoluto della vita e della morte siamo come nudi di fronte a noi stessi, questo sento ed ascolto.   “Sarò crudele e spietato con chi profana i sogni,perchè saranno condannati alla mia indifferenza e non saranno compianti perchè dimenticati anche da se stessi”. Questo pensiero finale è di una tale potenza da deflagrare come la luce quando fende la cortina fumogena dell’alba, quando da un’atmosfera lattescente ci si ritrova inondati di sole, quando perfino la luce finisce per far rabbrividire e sono solo i sogni che ti custodiscono a non farti assiderare l’anima. Hai ragione da vendere quando termini con quel  “non saranno compianti perchè dimenticati anche da se stessi” perchè chi profana i suoi sogni al buio regala la propria indifferenza ed esso ne fa scempio senza pietà inglobando tutto quello che trova, luce compresa!

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2 comments on “Quando la poesia addolcisce sia il dolore che la gioia

  1. Ciao Paola,
    hai compreso pienamente lo spirito che contengono quelle parole,
    hai saputo narrare quello che io ho vomitato in un urlo.
    Non devi chiedere il permesso per poter condividere tutto quello che è su ArteFattiProject,
    tu ne hai capito l’essenza e per questo ti sono grato e la cosa mi rende felice.
    ArteFattiProject è nato per essere condiviso con chi ha un’attività neuronale e
    che la sa stuzzicare come le corde di un violino per suonare una musica per sordi,
    per chi sa dare importanza ad una immagine vista da un cieco,
    per chi sa leggere parole e pensieri su una pagina bianca.

    Un abbraccio,

    Ivano.

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